130 euro per un “non spettacolo”: il futuro insostenibile del calcio italiano.
Milan-Juventus è stata una partita soporifera, il perfetto specchio dell’attuale declino della Serie A. Entrambe le squadre sono scese in campo con un unico obiettivo: non farsi male e portarsi a casa un punto a testa. Missione compiuta, certo, ma a che prezzo?

In quasi cento minuti di gioco, le uniche scariche di adrenalina sono state un gol annullato ai bianconeri ed un paio di fiammate dei rossoneri, su tutte l’incrocio dei pali colpito da Saelemaekers.
Se avessi pagato di tasca mia il biglietto — parliamo di circa 130€ per un terzo anello — per assistere a questa oscenità, non oso immaginare quale sarebbe stata la mia reazione.
Per una volta, mi trovo costretto a dare ragione ad Adani: è stato uno schifo. O, per dirla con l’efficace dialetto del buon Di Donna da Monselice, “xe tutto un sono”.
Questo spettacolo deprimente mi spinge a una riflessione quasi eretica: e se nel calcio eliminassimo il pareggio?
Sembra un’idea assurda, lo so. Eppure, discipline come la pallavolo o il basket non contemplano la spartizione della posta; persino nell’atletica il pari merito è un evento rarissimo.
Ma non è di regolamenti che voglio parlare oggi, quanto di mentalità.
Milan e Juventus hanno ottenuto ciò che volevano, ma il calcio può davvero permettersi di continuare a offrire questo “non spettacolo”?
Onestamente, credo che il sistema non sia più sostenibile. Nonostante un San Siro ancora capace di registrare incassi record, quanto potrà durare questa inerzia prima che il pubblico si stanchi?
Vedo il futuro del calcio, specialmente di quello italiano, estremamente in salita.
Spero vivamente di sbagliarmi, ma la strada intrapresa sembra portare dritta verso l’irrilevanza.