Chi ha fatto palo? Ma alla Continassa ci si allena su un campo minato?
Scherzi a parte, la lista degli infortunati in casa Juventus ha ormai raggiunto livelli grotteschi.
Non parliamo dei classici risentimenti muscolari da smaltire in un paio di settimane, ma di un vero e proprio bollettino di guerra con tempi di stop lunghissimi: Yildiz fuori per 3 mesi, Thuram per 4, e ora l’ennesima tegola con Locatelli (stop stimato tra i 3 e i 6 mesi).
Se a questo quadro già drammatico aggiungiamo i problemi fisici di Cabal, Cambiaso e Boga, l’infermeria diventa affollata come una stazione negli orari di punta.

Per non parlare dei casi limite: Milik, la cui gestione fisica sembra ormai un mistero doloroso; Ekhator, fermatosi praticamente all’esordio; e Pape Sarr, arrivato a Torino portandosi dietro acciacchi pregressi.
L’unica nota di speranza riguarda McKennie, il cui rientro a pieno ritmo appare fondamentale per respirare un minimo.
Di fronte a un’ecatombe del genere, la domanda sorge spontanea: è solo sfortuna o c’è una responsabilità precisa?
- Preparazione atletica e carichi di lavoro: Quando i traumi muscolari si ripetono con questa frequenza, il dubbio su metodologie d’allenamento errate o carichi mal gestiti diventa più che lecito.
- Strategie di mercato e cartelle cliniche: Alcuni innesti sono arrivati con uno storico fisico tutt’altro che impeccabile. Acquistare elementi a rischio significa accettare una scommessa pericolosa.
- Calendari intasati: Il calcio moderno non perdona, ma la Continassa sembra soffrire il ritmo più di qualunque altro centro sportivo.
Per Luciano Spalletti la gestione di questa crisi si preannuncia come un’impresa al limite dell’impossibile.
Con la coperta a centrocampo diventata improvvisamente cortissima, tutta la pressione crolla sulle spalle di Koopmeiners e Douglas Luiz. Saranno loro capaci di caricarsi la squadra sulle spalle e garantire qualità e sostanza, o questa emergenza finirà per affossare definitivamente la Vecchia Signora?
Le conseguenze di questo momento vanno ben oltre il campo.
Una mancata qualificazione alla prossima Champions League rappresenterebbe un disastro economico sanguinoso per le casse societarie, oltre a ridimensionare pesantemente l’appetibilità del club sul mercato internazionale.
È ancora presto per bollare la campagna acquisti come un fallimento totale, ma le sensazioni non possono che essere negative. L’impressione è che si stia camminando sull’orlo del precipizio.
Voi cosa ne pensate? Semplice sfortuna o errori strutturali di programmazione?
Quest’anno, mi sa, che ci vorrà un miracolo per arrivare in zona Champions.