Calcio,  Pensieri in libertà,  Prime pagine

Il mercato più ridicolo di sempre… ma sempre in prima pagina

Il calciomercato più insulso degli ultimi anni continua, inspiegabilmente, a dominare le prime pagine dei quotidiani sportivi.
Oggi sia la Rosea che il Brt (chiamiamolo così, va’) piazzano Dusan Vlahovic al centro della scena, con un trafiletto laterale riservato al solito, immortale Luchino.

Dusan al centro dell’attacco… no! Della prima pagina della Rosea!

Per carità, oggi non ci sono medaglie mondiali da celebrare. Eppure, miracolo: la Gazzetta in alto ha dato spazio alla F1, e il Corriere in basso ha menzionato la finale di Nations League dell’Italvolley — poi persa malamente 3-0 contro la corazzata polacca.

L’oro di Raspa! Che titolone!

Lo ammetto: della F1 non me ne frega più niente da quando si è ritirato Schumacher. E l’arrivo di un 41enne in Ferrari mi sembra solo l’ennesima operazione di marketing. La pallavolo, invece, meriterebbe molto più spazio: è tra gli sport più praticati nel Paese, eppure continua a vivere all’ombra del solito, vecchio carrozzone calcistico.

Il calcio sta perdendo i giovani (e l’anima)

Diciamolo chiaro: il calcio sta lentamente perdendo appeal tra i giovani. Quando ero ragazzino, tutti avevano una squadra. Oggi? Molti non sanno nemmeno da che città venga l’Inter. E non hanno mai visto l’Italia giocarsi un Mondiale. Calciatori simbolo? Non ce ne sono più. L’epoca dei Totti, Vieri, Del Piero e Baggio è finita. Kaputt.

Serve un intervento drastico, altrimenti questo sport rischia di perdere milioni di appassionati nei prossimi anni. Io, da tempo, propongo una cosa: basta pareggi. Le partite finite in parità dovrebbero risolversi ai rigori. Niente più combine, niente più partitelle da sbadigli in cui le squadre si spartiscono il punto senza sudare.

Un’idea folle? Forse. Ma ne ho anche altre.

E se cambiassimo le regole?

Ridurre i tempi di gioco a due tempi da 25 minuti effettivi. O magari restringere le dimensioni del campo.
Follie? Può darsi. Ma aggiungere nuovi tornei non è certo la risposta.
L’unico vero obiettivo sembra essere spremere l’appassionato di turno con abbonamenti esosi e pacchetti TV da incubo.

E allora chiedo: voi che ne pensate? È davvero così assurdo immaginare un calcio che si rinnova per non morire?