90 Minuti di applausi

90 minuti di applausi: Basta tatticismi: in Europa si corre, in Italia si cammina.

Ieri sera ho assistito a Real Madrid – Bayern Monaco e sono rimasto colpito…

…Dalla tecnica vista in campo? Assolutamente no.

Vinicius ha fallito un gol a porta vuota e ho visto disimpegni difensivi da brividi, con palloni persi stupidamente in zone pericolosissime.

Eppure, il ritmo a cui venivano commessi anche questi errori era pazzesco.

Il Bayern ha mantenuto un pressing alto e aggressivo per 70 minuti; il Real è uscito alla distanza solo negli ultimi venti, ma le sue ripartenze fulminee hanno tenuto la difesa tedesca in costante apnea.

Lo ripeto: non ho visto giocate trascendentali e ormai nessuno sembra più capace di calciare una punizione come si deve. Ma in Europa si corre. Tutto parte da un arbitraggio che non fischia con la frequenza asfissiante della Serie A, permettendo al gioco di fluire.

Ma qui sorge spontanea la domanda: com’è possibile che nel nostro campionato non ci sia la stessa fisicità? La Serie A è sempre stata considerata una palestra formativa d’eccellenza.

Prendiamo allenatori come Conte, un “sergente di ferro”: perché è riuscito a tenere ritmi altissimi in Premier League con il Chelsea, mentre col Napoli non è andata allo stesso modo? Mostrando invece uns squadra uscita prematuramente dalla Coppa Italia e che in Champions ha trotterellato senza mordente.

Forse la risposta è quella che sostengo da sempre: è il livello degli interpreti a fare la differenza.

Guardiamo le panchine di ieri: Kompany e Arbeloa… con tutto il rispetto, chi sono? La verità è nuda e cruda: le squadre più forti d’Europa sono quelle più ricche e gestite da dirigenti competenti.

Poter spendere aiuta, ma spendere male affossa (ogni riferimento alla Juventus è puramente voluto).

Sono i campioni a decidere i match.

Mi spiace per gli “esteti” che si esaltano davanti a un 4-4-2 o a un falso nueve: siete ridicoli.

Il calcio è dei calciatori.