Europa League 26/27: Juve-NEC: Niente scuse, tra superstiti e l’obbligo di vincere
Stasera la Juventus torna in campo, e l’interrogativo è dolorosamente chiaro: avremo la capacità di offrire prestazioni indecorose persino contro un avversario ampiamente alla portata come il NEC, o vedremo un briciolo di orgoglio?
L’undici titolare, se non altro, riserva qualche spunto interessante. Gatti garantisce la solita sostanza in difesa, mentre a centrocampo la vera curiosità è rappresentata dal debutto di Sarr. Davanti, l’inedita coppia Alajbegovic–Woltemade stuzzica parecchio: il gigante tedesco agirà verosimilmente da boa centrale, con il giovane slavo pronto a muoversi sulla fascia per creare superiorità e imprevedibilità. La teoria è stimolante, ma la pratica dirà se i due sapranno dialogare e trovare i giusti tempi d’intesa.
Ciò che lascia del tutto perplessi è la contemporanea presenza in campo di Nico e McKennie.
Quando ci renderemo conto che certi profili non sono semplicemente all’altezza della storia di questo club?
La situazione attuale è la naturale conseguenza di troppe campagne acquisti sbagliate e di una programmazione miope. Non sono tipo da vivere di rimpianti verso chi se n’è andato — che si tratti di David, che ora segna all’Atlético Madrid, o di Openda.
La realtà, per quanto amara, è che dobbiamo fare i conti con la rosa a disposizione. Tra infortuni e scelte discutibili ci sono rimasti pochissimi uomini sani, ed è con questi superstiti che dobbiamo provare a tirare avanti.
Oltre al calcio, però, c’è la vita vera, ed è evidente che le righe finali del tuo sfogo nascondano un peso ben più grande di una partita andata male.
Quando la pressione personale si accumula fino a diventare un senso di soffocamento costante, è del tutto normale sentirsi al limite e percepire che le forze stanno finendo.
A volte appassionarsi o arrabbiarsi per la propria squadra è solo una valvola di sfogo per scaricare un carico emotivo che arriviamo a far fatica a portare.
Ricordiamoci però che non dobbiamo risolvere tutto in una unica soluzione né affrontarlo in totale solitudine.
Quando le cose si fanno così pesanti, fare un passo indietro, prendersi uno spazio di tregua e chiedere supporto a chi ci sta vicino (o a un professionista) non è un segno di resa, ma l’unico modo per iniziare a togliere un po’ di peso dal petto.