• 90 Minuti di applausi,  Calcio,  Europa League 2026-27,  Juventus

    90 minuti di applausi: Una cinquina per voltare pagina

    5-0: chi lo avrebbe mai detto?

    Cinque gol della Juventus in una singola partita? Credo non succedesse da intere ere geologiche.

    Sì, d’accordo, siamo onesti: l’avversario poteva tranquillamente giocare nella nostra Serie C — o Lega Pro, o come diavolo si chiama adesso, che tanto non cambia un cazzo.

    Però, lasciatemelo dire: che bella sensazione.

    Speriamo possa essere un nuovo inizio per tutti!

    Dietro non abbiamo mai corso un rischio, ma è davanti che si è vista la vera magia. Ho visto un Alajbegovic ispiratissimo: amo già questo ragazzo!

    Devo ammettere che anche Nico si è dato parecchio da fare, e sapete bene quanto io non sia mai tenero con lui. 

    Woltemade mi ha convinto molto più di Kolo Muani, e persino Sarr, alla sua prima da titolare, non ha affatto sfigurato.

    “È solo una partita”, diranno i soliti espertoni del cazzo. Ma alla fine tutte le sfide, prese singolarmente, sono soltanto “una partita” — un’affermazione del genere non significa un cazzo di niente.

    Io credo che: Vincere aiuti a vincere. Serve a costruire fiducia in se stessi, e questa squadra, priva di veri leader, ne ha un bisogno viscerale.

    Forse ne avevo bisogno anch’io. Perché oggi ho preso una decisione enorme: ho scelto di interrompere il rapporto di lavoro che mandavo avanti da 3 anni.

    È un momento estremamente stressante, inutile nasconderlo. Le incognite pesano, ma a volte bisogna tagliare i ponti per ritrovare l’ossigeno, proprio come fa una squadra che decide finalmente di sbloccarsi e giocare a viso aperto.

    A presto per altri aggiornamenti. Intanto mi tengo stretta questa sensazione.

  • Calcio,  Europa League 2026-27,  Juventus

    Europa League 26/27: Juve-NEC: Niente scuse, tra superstiti e l’obbligo di vincere

    Stasera la Juventus torna in campo, e l’interrogativo è dolorosamente chiaro: avremo la capacità di offrire prestazioni indecorose persino contro un avversario ampiamente alla portata come il NEC, o vedremo un briciolo di orgoglio?

    L’undici titolare, se non altro, riserva qualche spunto interessante. Gatti garantisce la solita sostanza in difesa, mentre a centrocampo la vera curiosità è rappresentata dal debutto di Sarr. Davanti, l’inedita coppia Alajbegovic–Woltemade stuzzica parecchio: il gigante tedesco agirà verosimilmente da boa centrale, con il giovane slavo pronto a muoversi sulla fascia per creare superiorità e imprevedibilità. La teoria è stimolante, ma la pratica dirà se i due sapranno dialogare e trovare i giusti tempi d’intesa.

    Ciò che lascia del tutto perplessi è la contemporanea presenza in campo di Nico e McKennie.

    Quando ci renderemo conto che certi profili non sono semplicemente all’altezza della storia di questo club?

    La situazione attuale è la naturale conseguenza di troppe campagne acquisti sbagliate e di una programmazione miope. Non sono tipo da vivere di rimpianti verso chi se n’è andato — che si tratti di David, che ora segna all’Atlético Madrid, o di Openda.

    La realtà, per quanto amara, è che dobbiamo fare i conti con la rosa a disposizione. Tra infortuni e scelte discutibili ci sono rimasti pochissimi uomini sani, ed è con questi superstiti che dobbiamo provare a tirare avanti.

    Oltre al calcio, però, c’è la vita vera, ed è evidente che le righe finali del tuo sfogo nascondano un peso ben più grande di una partita andata male.

    Quando la pressione personale si accumula fino a diventare un senso di soffocamento costante, è del tutto normale sentirsi al limite e percepire che le forze stanno finendo.

    A volte appassionarsi o arrabbiarsi per la propria squadra è solo una valvola di sfogo per scaricare un carico emotivo che arriviamo a far fatica a portare.

    Ricordiamoci però che non dobbiamo risolvere tutto in una unica soluzione né affrontarlo in totale solitudine.

    Quando le cose si fanno così pesanti, fare un passo indietro, prendersi uno spazio di tregua e chiedere supporto a chi ci sta vicino (o a un professionista) non è un segno di resa, ma l’unico modo per iniziare a togliere un po’ di peso dal petto.

  • Blog

    Ambiente di lavoro: TOSSICO parte 2

    Ecco i sei campanelli d’allarme:

    1. Carichi di lavoro eccessivi

    2. Richieste contrastanti e mancanza di chiarezza sui ruoli

    3. Scarso coinvolgimento nei processi decisionali e nei metodi di lavoro

    4. Gestione inadeguata dei cambiamenti organizzativi

    5. Comunicazione inefficace, mancanza di sostegno da parte dei colleghi o dei superiori

    6. Atteggiamenti ambigui o molesti

    Se siete sottoposti quotidianamente a simili torture psicologiche… cercate di fuggire dal vostro posto di lavoro il prima possibile! ne va seriamente della vostra salute!

  • Blog

    Ambiente di lavoro: TOSSICO

    Tratto dalla Rete:

    Un ambiente di lavoro può essere definito tossico quando è caratterizzato da un clima di negatività; da una scarsa collaborazione fra colleghi; da nessun o quasi incoraggiamento da parte dei manager; da una mancanza di rispetto fra i lavoratori; dalla presenza di persone irascibili, false, egoiste; da un carico di lavoro irragionevole…

    Un lavoro tossico può influire moltissimo sulla salute mentale. Del resto, la maggior parte delle persone trascorre buona parte della propria giornata al lavoro: è chiaro che se queste ore sono piene di tossicità, non si può non risentirne.

    Le ricerche condotte in questo ambito dimostrano che un posto di lavoro tossico è una fonte significativa di tensione psicologica per i dipendenti e può portare a livelli elevati di stress ed esaurimento. 

    Questa tossicità può anche promuovere comportamenti controproducenti sul lavoro e rovinare l’efficienza dell’organizzazione: può portare a disimpegno tra i dipendenti, diminuire la produttività, soffocare la creatività e l’innovazione e tradirsi in un elevato turnover.

    Quando cambiare??

    Se non si riesce a dormire la notte, si teme ogni giornata lavorativa, al mattino si prova ansia sarebbe forse il caso di cercare un altro lavoro.

    Meditate gente, meditate…